Aceri e Amore
Cento poesie di cento poeti dell’antico Giappone
La letteratura, in Giappone, ha sempre svolto una funzione di primo piano. Essa è stata uno degli strumenti privilegiati
per esprimere il pensiero e la filosofia di vita della popolazione.
Se in Occidente sono stati sviluppati sistemi di pensiero che, in maniera organica e attraverso un linguaggio astratto,
hanno espresso nei secoli le diverse visioni della realtà, in Giappone si è preferito demandare tutto questo alla
letteratura e all’arte. I giapponesi, infatti, hanno scelto di affidare le loro idee e riflessioni non tanto ad opere fondate
sulla logica o a volumi strutturati in modo da riportare il pensiero di un individuo o di una epoca in maniera sistematica e
astratta, ma ad opere letterarie, alla poesia, in cui sono le emozioni ed i fatti concreti ad avere il primo posto.
Nella letteratura giapponese troviamo dei caratteri distintivi costanti che l’hanno accompagnata lungo i secoli. Anzitutto,
ci imbattiamo spesso in una commistione di prosa e poesia.
Anche le poesie che costituiscono la raccolta di Aceri e Amore
provengono per la maggior parte da antologie precedenti ed erano frequentemente accompagnate da testi in prosa. La poesia, poi,
è animata da un afflato lirico che prevale sempre su qualsiasi altro elemento. Anche nei poemi di questo libro tale fattore è
di gran lunga preponderante rispetto agli elementi narrativi, didascalici, descrittivi. L’ambito, per di più, in cui
la letteratura giapponese si muove è piuttosto limitato.
Così le 100 poesie che costituiscono la raccolta di Aceri e Amore
sono composte nella ristretta cerchia della corte di Kyoto e spaziano su un numero limitato di temi. Infine, nella letteratura
giapponese, c’è un’enfasi del tutto speciale sulla natura e sulle stagioni dell’anno, enfasi che si può notare ancora in
Aceri e Amore: l’opera è pervasa da un senso di ammirazione e meraviglia di fronte agli scenari incantevoli del Giappone e si
avverte il fascino profondo che la natura esercita sull’animo dei poeti.
L’antologia, che ha avuto molte traduzioni soprattutto in inglese, è uno dei più popolari libri di poesie in Giappone.
È servita in passato per la formazione dei giovani ed ha un indubbio valore artistico. Tra l’altro, a cominciare dal XVI
secolo, le poesie, scritte per intero su cento carte da gioco e solo parzialmente su altre cento, fanno parte di un
passatempo che è molto diffuso ancora oggi tra i giapponesi e adoperato in particolare nel periodo di capodanno.
Aceri e Amore è illustrato dal pennello dell’artista Yamada Tomie: letto con calma - magari non più di una poesia per giorno –
il libro apre allo sguardo del cuore uno spaccato dell’antico Giappone e rivela la fragilità e la forza dell’amore sempre
uguale e sempre nuovo a qualunque latitudine.
Rosario Manisera
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Rosario Manisera (a cura), Aceri e Amore – Cento poesie di cento poeti dell’antico Giappone, Note : Il libro è
acquistabile facendone richiesta all'editore o presso la libreria
LibrAvit di Vicenza
La poesia, a differenza delle altre espressioni culturali, fu poco influenzata dalla cultura cinese; pertanto si può dire che
essa conserva connotazioni autenticamente giapponesi. Sviluppatasi a partire dal VII secolo presso la corte imperiale della
capitale, l’antica poesia ne riflette la vita: una vita senza particolari problemi economici, senza preoccupazioni di tipo
materiale; un’esistenza dedicata ai piaceri, agli svaghi lontano dalla gente comune, alla pittura, alle cerimonie ufficiali o
religiose, alla musica, alla politica, all’arte. È in quest’ambiente che nasce e si sviluppa la particolare forma di poesia
chiamata tanka (“poesia breve”), termine successivamente diventato intercambiabile con waka (“poesia giapponese”) in
opposizione a kanshi (poesia di stile cinese).
Il waka, che ignora l’utilizzo della rima, è composto da cinque versi
rispettivamente di 5-7-5-7-7 sillabe. Si tratta, in tutto di sole 31 sillabe che, il più delle volte, riescono a suggerire più
che spiegare chiaramente l’intenzione del poeta. Attraverso questi pochi versi, in particolare durante l’epoca Heian (794-1192),
la poesia doveva servire per comunicare messaggi d’amore, riflessioni, lamenti, raccomandazioni, sentimenti di stupore e
meraviglia di fronte alla natura, richieste di scuse e così via. Questa forma di poesia non è mai venuta meno nella tradizione
giapponese e durante molti secoli è stata una vera e propria istituzione, un elemento indispensabile per coloro che facevano
parte della società di corte. C’erano regole e canoni che andavano osservati e compresi. Un solo accenno, una sola metafora,
serviva a rievocare visioni e mondi impossibili da cogliere per gli estranei a quella società. Al poeta bastava accennare;
toccava al lettore o all’ascoltatore dover immaginare e afferrare tutti i possibili sensi adombrati nei versi.
La traduzione italiana, pur non disconoscendo le difficoltà del giapponese classico, ha cercato di non allontanarsi dai testi
così come tramandatici nella letteratura. Grazie alle note presenti nelle antologie originarie da cui le poesie sono state
selezionate, è stato quasi sempre possibile ricostruire le circostanze della loro composizione. Si è cercato, inoltre,
mediante un breve commento di universalizzare, dove possibile, le sensazioni, le esperienze e le testimonianze dei poeti e
delle numerose poetesse. In questo modo, i singoli poemi, riportati in giapponese – nella scrittura originale e nella loro
trascrizione in lettere latine – e in traduzione italiana, si trasformano non solo in un godimento estetico ma anche in uno
stimolo a riconoscere i comuni sentimenti presenti nel cuore di ogni persona in qualsiasi regione del pianeta.
Caratteristiche del libro
La Compagnia della Stampa Massetti Rodella Editori, Roccafranca, Novembre 2004. - Pagine
144; Prezzo di copertina: Euro 10,00
